Questo edificio fu abitato a partire dagli anni '20-'30 del Novecento dai nonni degli attuali proprietari. L'attuale pianta della casa è il risultato di annessioni e rimaneggiamenti voluti dal nonno, imprenditore edile: in origine infatti ogni stanza era un'abitazione a sé, come testimoniano piccoli bagni e tracce di porte murate. Uno dei magazzini e la cucina del primo piano, ricordiamo, che furono abitate fino agli anni 60. La casa ha una lunga storia di vite che vi sono passate, ma forse nasconde vicende ancora più antiche.
In cucina, sul muro che guarda il Duomo, si trova una croce (clicca qui per vederla) di foggia greca, scoperta durante una ristrutturazione del 2018, nascosta da un controsoffitto di data ignota. Secondo il racconto di un anziano del luogo, che da bambino assisteva l'organista del Duomo, nella sacrestia esisteva un vecchio libretto secondo cui le case vicine ospitarono gli operai che lavoravano alla costruzione del Duomo, iniziata nel 1200 d.C. Se anche questa casa fu un alloggio per quegli operai, faremmo un balzo indietro di 700 anni. Tuttavia, il Duomo ha subito molti interventi nel tempo, quindi l'edificio, o alcune sue parti, potrebbe essere successivo.
La croce greca (bracci uguali che si allargano alle estremità) è tipica dell'architettura bizantina. È ancora un simbolo sacro nelle Chiese ortodossa e cattolica. Nella sua versione di colore rosso fu simbolo dei Templari; quella bianca, come quella qui scolpita, era simbolo dei Templari ospitalieri, un ordine minore che offriva assistenza ai crociati e ai pellegrini diretti in Terrasanta, in ricoveri ubicati accanto alle chiese lungo i percorsi verso i porti d'imbarco. È possibile che anche questo luogo fosse un ricovero medievale, tanto più che importanti personaggi locali della chiesa furono protagonisti delle crociate.
Infatti il frate francescano originario del paese, Frate Arturo Lattanzio da Cropani, officiò nel duomo di Messina sia la benedizione dei soldati in partenza per Lepanto sia quella al loro vittorioso ritorno. Circa tremila calabresi presero parte alla battaglia, che si svolse il 7 Ottobre 1571, compreso il fratello del frate che combatté a Lepanto e nelle successive guerre tra Tunisi e Algeri. (clicca qui per vedere Cropani a Lepanto) La vittoria fermò le mire turche sull'Europa, ma non i saccheggi. Cropani fu bruciata e saccheggiata nel 1562, nel 1586 e nel 1594 quando un rinnegato cristiano devastò la costa ionica. Il golfo si riempì di fortezze e torri costiere, come quella alla foce del fiume Crocchio a Cropani. La storia si ferma qui, ma resta la memoria di Lepanto e del protagonismo cropanese in quello scontro di civiltà.
La casa sembra avere, quindi, una vocazione all'accoglienza, e forse proprio questi antichi richiami hanno convinto l'erede Masino, e poi gli attuali proprietari, a riaprirla all'ospitalità.